Italia? Prima in biodiversità!
Fra i Paesi europei, l’Italia è uno dei più ricchi in termini di biodiversità e si classifica addirittura al primo posto quanto a numero di specie di piante con semi. Tutta questa varietà è dovuta alla grande differenza climatica fra nord e sud, ma anche alle caratteristiche collinari e montuose del territorio, che hanno favorito il proliferare di nicchie ecologiche.
Ma che cosa s’intende per biodiversità? Si tratta dell’insieme di tutte le forme viventi geneticamente diverse e degli ecosistemi ad esse correlati.
In Italia i boschi sono le principali formazioni vegetali naturali, che però sono state degradate dall’intervento umano, con l’eccessivo taglio di rami, il disboscamento, la selvicoltura intensiva, gli incendi ripetuti o il pascolo. Compromessa è la situazione dei boschi collinari a querce caducifoglie come la farnia, la roverella e il cerro. I boschi di pianura, che un tempo coprivano di querce l’intera pianura Padana, sono praticamente scomparsi, sostituiti da colture specializzate e da insediamenti urbani, fatti che, con l’elevatissima densità di popolazione, la grande industrializzazione e l’agricoltura intensiva, rendono quest’area la meno naturale e la più povera di biodiversità del Paese.
L’Italia è ricchissima anche di biodiversità animale: non esiste sistema montuoso che non abbia le sue specie endemiche. Gli uccelli sono presenti con centinaia di specie nidificanti o di passaggio per lo svernamento. Oggi sono molti gli uccelli in pericolo ma il declino della caccia e operazioni di reintroduzione e di tutela a favore di specie rare hanno migliorato nettamente la situazione. La diffusione dei mammiferi è molto buona fra le specie di piccole e medie dimensioni – come roditori, insettivori, pipistrelli – mentre molte specie di grandi animali o sono estinte, o sono state confinate in zone impervie. D’altro canto negli ultimi anni alcune specie come il lupo o l’istrice stanno avendo un’espansione molto veloce pur partendo da situazioni molto compromesse.
Altamente dannosa per la fauna acquatica è l’alterazione dei corsi e delle sponde di fiumi e torrenti come rettificazioni, estrazione di sabbia e ghiaia e cementificazione delle sponde e la costruzione di dighe, che hanno probabilmente causato le recenti estinzioni dello storione e della lampreda di fiume. Anche lo scarico di sostanze organiche, oltre a modificare profondamente le comunità ecologiche presenti, può causare morie di pesci.
Comportamenti come il bracconaggio sono gravi soprattutto se effettuati verso specie in migrazione o verso grandi animali predatori. L’introduzione di specie aliene è invece, a livello globale, una delle massime cause di estinzione di specie e di perdita di biodiversità, e in Italia questo si verifica soprattutto coi pesci d’acqua dolce, introdotti per la pesca o per scopi ornamentali. Diverse decine di specie aliene – come il pesce gatto e il siluro – si sono perfettamente acclimatate, spesso creando prevedibili problemi a quelle autoctone fino all’estinzione locale.
Anche i cambiamenti nelle pratiche agricole hanno influenzato negativamente certe specie animali. La tendenza alla monocoltura e il sempre crescente uso di prodotti chimici tossici, oltre a fenomeni di avvelenamento, producono anche una forte diminuzione di insetti. La diffusione crescente che l’agricoltura biologica sta avendo in Italia potrebbe essere un ottimo rimedio per le specie più sensibili.
Fonte: Wikipedia
L’anno 2010 è stato dichiarato dall’ONU l’Anno Internazionale della Biodiversità. Per celebrare questo importante evento, anche a Casalecchio si parlerà di biodiversità con un dibattito martedi 14 dicembre 2010 alla Casa della Conoscenza dal titolo Biodiversità e cura del verde.

