La libertà nei piedi

La libertà nei piedi

Si può essere liberi e felici usando solo i piedi? O è solo una stravaganza?
Vediamo tre esempi:

La Marcia per la Pace Perugia-Assisi si svolge solitamente ogni due anni  tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, e prevede un percorso lungo circa 24 chilometri, da Perugia ad Assisi.
La prima Marcia per la Pace si è svolta nel 1961 ed è stata ideata da Aldo Capitini, grande attivista e leader dei movimenti in favore dell’espansione dei diritti individuali e collettivi. Migliaia e migliaia di persone si ritrovano sotto l’insegna della bandiera arcobaleno e marciano allegramente in pace dimostrando concretamente che un mondo migliore è possibile.

Un altro modo di camminare in compagnia che negli ultimi tempi sta sempre più ottenendo successo è il cammino per Santiago de Compostela. Già milioni di persone hanno affrontato questo percorso spirituale, facendo tappe anche di 25-30 km al giorno, parlando, facendo incontri, dando la rappresentazione del proprio desiderio di pace e di unione con la natura.

La Casa per la Pace  di Casalecchio di Reno sta organizzando dei percorsi relativi sia alla Marcia della Pace, sia al Cammino

Camminare è anche, nella tradizione buddhista, un modo importante di fare meditazione. In effetti può essere un pratica spirituale molto profonda, perché quando si cammina in stato di presenza mentale si è in contatto con tutte le meraviglie della vita che si hanno dentro di sé e intorno a sé. Spesso non camminiamo veramente con i piedi: certo, fisicamente sono i nostri piedi a camminare ma la mente è altrove, dunque non stiamo camminando con l’intero corpo e con l’intera coscienza. Consideriamo mente e corpo due cose separate, il corpo sta camminando in una direzione, la coscienza ci trascina in una direzione diversa. Per il Buddhismo mente e corpo sono due aspetti della stessa entità.
Quando si pratica la lenta meditazione camminata si può provare a fare così: inspirare e fare un passo, concentrando tutta l’attenzione sulla pianta del piede; non fare il passo successivo finche non si è pienamente arrivati, finchè non si è  nel qui e ora al cento per cento. Quando si è certi di essere arrivati al cento per cento nel qui e ora, in contatto profondo con la realtà, si sorride e si fa il passo successivo. Quando si cammina in questo modo si imprime sul terreno la propria stabilità, la propria solidità e libertà, la personale gioia. “Ciò che accade ora è che sono vivo e sto facendo un passo”.


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